Non riesco a dimagrire eppure mangio poco!

Quante volte l’abbiamo pensato? Sapendo di essere sinceri non riusciamo a capire come ciò sia possibile, e poi a peggiorare la situazione arriva l’amico che a tavola si strafoga e non ingrassa mai. Dobbiamo per forza avere un disturbo metabolico!

I disturbi metabolici sicuramente esistono e per questo fare degli accertamenti è sicuramente buona norma. Ma se escludiamo la presenza di una patologia dobbiamo considerare che le variazioni di peso nel lungo periodo dipendono da due fattori principali: l’intake calorico (quanto mangio) e il dispendio energetico (quanto mi muovo).

La semplice equazione “devo mangiare un po’ di meno di quanto consumo se vogliamo dimagrire” è di sicuro un buon inizio. Dobbiamo, infatti, sapere che il nostro corpo ogni giorno solo per sopravvivere ha bisogno di un quantitativo di energia che viene definito metabolismo basale; a questo dispendio dobbiamo aggiungere poi tutte le attività che facciamo durante la giornata, a partire dal semplice stare in piedi, più una piccola quota di energia che serve per la digestione del cibo ingerito e quindi il suo utilizzo come energia. L’insieme di queste tre attività determina il nostro dispendio energetico giornaliero. L’introito di alimenti durante tutta la giornata determina il quantitativo di calorie che potenzialmente abbiamo a disposizione. Bisogna comunque ricordarsi che i cibi sono formati da uno fino a tre macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi) e che ogni macronutriente ha un contenuto calorico diverso e utilizza un quantitativo energetico differente per la sua assimilazione.

Dopo questa doverosa premessa torniamo al nostro problema dell’aver mangiato poco e consideriamo uno dei primi problemi da tenere a mente quando parliamo di valutazione dei propri consumi alimentari. A meno di pesare ogni singolo alimento che introduciamo, diversi studi hanno dimostrato che la stima ad occhio non corrisponde alla reale quantità ingerita. In particolare, un recente studio della Columbia University[1] ha dimostrato che nel caso di pazienti sovrappeso/obesi si ha una sottostima del 19% dell’intake calorico; interessante notare come nel caso di persone normopeso invece c’è la tendenza a sovrastimare di poco il proprio introito.

Alla luce di quanto detto, quindi, la prima domanda da porci è se davvero abbiamo mangiato poco, avendo chiaro a quanto corrisponde il “poco” corretto per noi (valutazione del nostro dispendio energetico). Naturalmente tutte queste valutazioni non sono semplici da fare da soli, per questo rivolgersi a un professionista dà una garanzia di successo maggiore rispetto al fai da te.

Ricordiamoci che maggiore consapevolezza riusciremo a sviluppare nei confronti della quantità e qualità del cibo che consumiamo, e più facile sarà controllare i nostri introiti arrivando a mangiare per soddisfare il fabbisogno calorico piuttosto che per placare un disagio emotivo o uno stress eccessivo.

[1] Schebendach et al., “Accuracy of self-reported energy intake in weight-restored patients with anorexia nervosa compared with obese and normal weight individuals.” Int J Eat Disord. 2012 May; 45(4): 570-4

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